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Cinex [ Onanismo telematico ]
 


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Dizionario dei film visti
(da me)
Finalmente ho deciso di utilizzare questo povero blog (che ormai curo da un paio d' anni) per il senso dato dal nome "Cinex". Mi interesso al cinema (purtroppo) ormai dal 1989, ma ho un difetto, parlo di politica quando do un opinione su un film. Vai a vedere che qualcuno non interessi? Ho pensato. Poi ho parlato solo di politica e raramente di film (invece, lo ripeto per i più distratti, volevo fare il contrario). Siccome sono pigro e mi piace fare il professorino, ho adottato la simbologia di voto del Mereghetti (il dizionario più venduto) e l'ho piegata al mio gusto rispetto ai film che ho visto da "Abbronzatissimi" sino a " Ran", da "Viale del tramonto" fino a "Pierino colpisce ancora".

Legenda mereghettiana:
**** = Capolavoro
*** = buon film
** = sufficiente
* = mediocre
° = delusione
? = incompleto/incomprensibile

Ecco: ho messo in pratica il mio sogno da piccolo borghese. Accetto linciaggi, Cinex

***

Usa il motore di ricerca per trovare le recensioni:
inserisci il titolo nell'apposito campo bianco alla tua destra,
poi spunta alla voce
"in questo blog" , e dà l'avvio.


25 febbraio 2014


Ci siamo trasferiti

Cari passanti,


dopo anni di inattività ci siamo trasferiti qui:

https://www.facebook.com/cinex.onanismotelematico

A presto!

Cinex




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9 novembre 2010


Gli ultimi giorni di Pompeo il calcolatore. Davvero?

E', sarà, davvero così?

I presunti colpi di coda di un berlusconismo tramontante, per ora, si manifestano in imbarazzanti leccate di culo nei confronti del Vaticano.
E nell'incapacità di tenere unito un Paese che B. ha contribuito a dividere a metà.
Il solco tra queste due metà è molto, troppo, profondo. Incolmabile, se non dall'odio reciproco.

Per ora, come prima più di prima, la debolezza del PD è la forza di B.
Ma B. è debole per la forza della Lega e per i numeri necessari in Parlamento di Fini.

Viviamo i tempi della sibilla calcolatrice: l'Italia è una Repubblica basata sui sondaggi e sulle indagini di mercato, sui numeri dei gruppi parlamentari. Profezie post moderne per indovinare il cosa accadrà la settimana prossima; le idee e i progetti sono relegati a particolare. Inutili e per nulla rassicuranti.

B. non sa cosa fare, è pronto a tutto per salvare se stesso dai processi.
La Lega non sa cosa fare, tenterà di costruire ponti.
Fini non sa bene cosa fare, per ora allunga il cerino acceso tra le sue mani.
L'Udc sostiene che sa cosa fare, ma attende proposte da B.
Il PD vorrebbe fare, ma non ha i numeri in Parlamento, quindi non sa cosa fare.
Di Pietro sa cosa fare, non ha nulla da perdere e lo fa ogni giorno, oltre la noia.
Vendola non sa cosa fare e in più è fuori dal Parlamento.

Così transita un altro giorno della storia d'Italia buttato nel cesso, mentre il Veneto rischia il proprio futuro economico e con esso lo rischia l'Italia intera.




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7 novembre 2010


Fini, qualche perplessità...

Caro Fini la riforma Gelmini va contro l'investimento della ricerca. Delle due, l'una.




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7 novembre 2010


Tesi 3. Futuro e libertà vs. Passato e libertinismo?

Lascio la tesi per seguire la convenscion (esterofilia canaglia 1) di Futuro e Libertà.

Barbara Contini è un misto tra carroarmato e un autoblindo.

Altro che Lyda Borelli, che un mio studente si ostina a chiamare Laida (esterofilia canaglia 2).

Benedetto Della Vedova: contro i viaggi a Tripoli (non a caso) bel suol d'amore. Finisce con "ciao".

La domanda è: Futuro e libertà vs. Passato e libertinismo? Mah?!




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7 novembre 2010


Tesi/2 Gli ultimi giorni di Pompei

The Last Days of Pompeii è un romanzo di Edward Bulwer-Lytton del 1834.
Tempo ne è passato, ma sono stati tutti, potenziali, ultimi giorni.

Nel muto italiano sono numerose le riduzioni tratte dal romanzo che racconta l'eruzione vesuviana del 79 d.C., ora la realtà torna a superare la fiction.

Bondissimissima la poetica-relazione a caldo-lava del ministro-poeta Sandro-Bondi, leggi qui.




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7 novembre 2010


Tesista italista/1

E' il cinema. La storia del cinema il tema della mia tesi. Oggi inizio a riportare in questo blog, in disuso da tre anni, le emozioni e la vera-sacrosanta disperazione che mi vessa. In poche righe come dio comanda.

Sarà confusione, di certo.

"Edera" (1878) di Tranquillo Cremona rappresenta una donna che fugge dall'abbraccio di un uomo.

Le distrazioni di oggi:
Fini racconterà quanto spesso sia il suo imene politico. D'Addario ricorda in quale Paese stiamo.
I Ggggiovani PD aspettano il treno in una stazione in disarmo; i vecchi PD l'hanno già perso.

Io sono qui ad ascoltare il mio vuoto e l'incapacità di finire il capitolo.

Amen, a dopo (forse).




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22 dicembre 2007


MEIN FÜHRER - La veramente vera verità su A.Hitler **

Mah. Un incubo divertente e inquietante. Fuor della stucchevole polemica sulla convenienza di ridere o meno del nazismo (ma questi non hanno mai visto "Zelig" di Allen?), è pur sempre un film telefonato che ricorda, almeno nella struttura tripartita (prologo, flashback, epilogo) "Train de vie" e nel finale cita "Il grande dittatore".

La vendetta parodica postuma contro il dittatore nazista fa sorridere, ma nulla di più; il regista, forse, centra il suo bersaglio prefissato e riporta l'equilibro con "La caduta", livido e demoniaco film sulle ultime ore del Fuehrer, vagamente affascinante.
Qualche riserva comunque resta vi sono le lungaggini inutili che sembrano vessare il cinema europeo, perdita di filologico, sfarzo scenografico e fotografia patinata.

Ma cosa direbbero gli scandalizzati da "La vita è bella" del magnifico "The Producers" (usa, 2005) tratto dal musical (1968) di Mel Brooks? Mah.






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9 dicembre 2007


Luttazzi

Condivido ciò che scrive Contraddittorio in questo post:
http://contraddittorio.ilcannocchiale.it/post/1710195.html




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12 novembre 2007


Fast Food Nation **

Un film al tempo in cui la barca (Goverso Bush jr.) fa acqua, e i topi scappano... o qualcosa del genere. Film impossibile da analizzare nella sua interezza, pena la banalizzazione. L'aspetto formale è pessimo (voto: *), distaccato, piuttosto ipocrita e spesso sembra tagliato con l'accetta. La narrazione (voto: *) è simile ad un docufilm misto a mokumentary per usare due parole oggi in voga. Il movente del film (voto: ***) è valido e al di là delle critiche precedenti è valente per scoperchiare un tema come l'emergenza democratica in atto negli USA, ma, ripeto, il film smarrisce troppe volte il filo del discorso e diviene confusionario, nonostante l'utilizzo di immagini forti e sanguinolente (da intendere come metafora esplicita). Parte del sistema hollywoodiano liberal e (pseudo no-global) si è prestato all'operazione: il migliore è il cameo di un inaspettato Bruce Willis. Ma la confusione è sempre dietro l'angolo assieme, va da sé, alla dietrologia. La carne umana e bovina sono equiparate e il sistema corrotto favorisce i grandi trust dell'alimentazione i quali, indisturbati, si creano l'intera filiera per sfuggire alle regole democratiche, igieniche e sindacali. E' una nazione nella nazione in cui si perpetra una dittatura senza scrupoli. Sesso, sangue (umano e bovino) e cinismo non sono scalfiti nemmeno dall'idealismo di quattro adolescenti che vorrebbero sovvertire il (dis)ordine delle cose. Citazioni (forse involontarie?) da "Sciopero" di Ejzenstejn: anche se il mattatoio è mattatoio ovunque. Da vedere  




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12 novembre 2007


Fascisti su Marte *

Film estenuante, difficile da seguire e ricco di imperfezioni stilistiche che lo rendono incoerente e che incentivano la disaffezione nello spettatore alla (esilissima) trama. Chi apprezza Corrado Guzzanti non capisce il perché dell'operazione, stanca e stancante, che riprende alcuni episodi di una trasmissione di Raitre del 2001 intitolata il "Caso Scafroglia" e della quale non si avvertiva la necessità. Interessanti gli effetti speciali che parodizzano gli stilemi dei cinegiornali Luce e del regime.
La prima incoerenza è la data: nel 1939, anno in cui è ambientato il film, muto, mentre il sonoro in Italia festeggiava il suo primo decennale. Se all'inizio il film è quindi muto e la voce narrante, volutamente ossessiva, commenta le didascalie, verso la fine perde il viraggio in rosso (esterni) e il b/n degli interni (astronave e tenda) per riprese a colori (!). La domanda è perchè? sviste? o incomprensibili scelte?
Alcune trovate (ad esempio l'incubo nel quale il gerarca Barbagli - Guzzanti - viene inseguito da un testone mussoliniano motorizzato) sono da cineteca. Altre, anche se di sicuro effetto esilarante, sono di una banalità che lascia stupiti (il monolito di "2001 Odissea nello spazio" (!) che viene "sintonizzato" sulle frequenze littorie). Nell'insieme operazione narcisistica da dimenticare.




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24 settembre 2007


Romanzo criminale ***

La storia liberamente tratta dalle vicende della romana Banda della Magliana, formazione irregolare fatta di cani sciolti, a loro modo romantici e spaventosi, senza alcuna direzione morale e caduti per sbaglio nella trama oscura della Storia d'Italia (terrorismo rosso e nero, mafia, sequestro e omicidio dell'on. Moro, la corruzione politica degli anni Ottanta...). Michele Placido risolve il suo miglior film senza interventi coercitivi (vedi le pedanterie nel suo in Pummarò e Del perduto amore) o personalismi, la storia così respira negli ampi orizzonti e stupisce, i personaggi aspirano al simbolico, all'universale.
Nel "buon cinema" italiano (come definito recentemente da Placido stesso), che da decenni non produce più "capolavori", Romanzo criminale trova un proprio posto d'onore, una propria dignità, che speriamo tracci una scia da seguire, e che rappresenti un'alternativa ai filmetti per trentenni in crisi di moda nell'ultimo decennio del cinema italiano. L'ottima prova attoriale di Rossi Stuart e Favino è coadiuvata da una fotografia splendida ed una regia narrativa.  




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21 settembre 2007


Cinexforum [1]

Le ragioni dell'aragosta *
Sabina Guzzanti, ispirata dal mokumentary all'americana (Michael Moore), compie uno strano viaggio intorno a se stessa. Strano ma frequente (vedi il precedente "documentario" Viva Zapatero! (vedi il mio: http://cinex.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=671781 ). Divertente, malgrado la Guzzanti in fase preoccupata, grazie ai comici di razza di Avanzi (sono quelli un po' sfigati, ma grandi caratteristi, bravi professionisti: insomma la seconda fila, che non è mai riuscita a fare un programma TV, né un film, e che per vivere hanno dovuto mendicare compromessi - e non come invece hanno potuto fare i fratelli Guzzanti e la Dandini...). Il gruppetto di attempati è fobico, disincantato, depresso (un po' come l'Italia? anvedi che magari è un apologo morale, simbolico, cioè, sì, inzomma...). Il film regge quasi fino alla fine, poi irrimediabilmente stanca, si autocelebra e si compie in una bolla di sapone che si rifugia nell'immancabile finale aperto (direi: spalancato). Grandi consensi a Venezia. Grande perplessità per quanto mi riguarda. Implacabile la domanda che rimane, ahimé, senza risposta: a chi giova? Divertente l'autocritica, ma la perseveranza è diabolica. Temo che Sabina Guzzanti persevererà, perché, in effetti, sfottere, magari eccedendo nel populismo, è molto redditizio, se non economicamente, sul piano dell'immagine dà le sue soddisfazioni. Ma la satira con la nostalgia fa a cazzotti.

4 mesi, 3 settimane, 2 giorni *

Romania, 1987: due studentesse (poco probabili: un po' anzianotte a vederle...) che provengono dalla provincia romena profonda vengono a trovarsi in un incubo. Una delle due è incinta (il riferimento del titolo è alla gravidanza) perciò si affidano ad un praticone. Costui ne approfitta in tutti i modi, pretendendo prestazioni sessuali in qualità di baratto.
Incomprensibile polpettone verboso, un film per cinefili francesi (che gli hanno dato la Palma d'oro!). Un lungo film chiacchierone, un brodo annacquato che sarebbe stato un ottimo cortometraggio, come sempre più spesso accade. La storia c'è ed è interessante. Purtroppo le digressioni asfissianti interrompono sistematicamente la narrazione. Il dramma è telefonato fin dall'inizio perciò manca il bersaglio.
Rimane una domanda: quanti film sul blocco comunista, disperati e disperanti, pensano ancora di produrre e distribuire?
Lo stile Dardenne (vuoti pneumatici, assenza di colonna sonora, mdp spesso traballante, inquadrature piuttosto dubbie ma estrose) molto apprezzato dai francesi, fa scuola.
Ahimé spesso accade che l'allievo, anche se ideale, non fa che scimmiottare il modello rendendolo, oltremisura, indigesto.






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25 aprile 2007


Film a caso [3]

La strada di Levi ***
Bel docufilm (perdonate...) di Ferrario che affronta il lungo ritorno da Auschwitz a Torino di Primo Levi, raccontato ne "La tregua". Il viaggio è il pretesto per parlare di Europa, di valori comuni, di disvalori, di dittature e paesaggi inimmaginate. Un pungolo alle coscienze tranquille di noi che viviamo nelle nostre tiepide case...

Le vite degli altri ***
Contro l'Ostalgia di oggi - superficiale e tutta occidentale - e sulle ombre della RDT, la Repubblica Democratica Tedesca, si schiera questo film. La Germania dell'Est passa senza soluzione di continuità dalla dittatura nazista a quella comunista. Gli effetti di una burocrazia, che spesso si fonda su chiacchiere di pianerottolo, e su scatti di carriera rovinano la vita di uno scrittore, e infine di un burocrate della Stasi, il servizio segreto della RDT. Lo scrittore è sinceramente affezionato alla causa del socialismo reale, ma ciò non basta, nessuno è immune dall'essere spiato. La fine del regime non è imminente ma prospera tra virtù pubbliche e vizi privati dei gerarchi fino al giorno della caduta del muro. Sullo sfondo la Germania dell'Ovest e il miraggio della libertà. Nella DDR grigia e beige di questo film si respira un'aria asfittica che impressiona.




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24 aprile 2007


Film a caso [2]

Volver - Tornare **
Storia matrilineare che fa da corredo all'ultimo Amodovar. I sentimenti che travalicano la morte e ne sfondano i limiti. Il dialogo possibile tra una figlia e una madre morta: una seconda possibilità che si realizza. Un desiderio, probabilmente autobiografico, che è anche il limite del film. La storia è cesellata di piccoli eventi che svelano l'arcano (peraltro telefonato fin dall'inizio allo spettatore più attento). Una splendida, forse per la prima volta vera attrice, maggiorata Penelope Cruz in versione Sophia Loren.

Il codice da Vinci *
Al bluff storico del libro è seguito un polpettone cinematografico, che fa tenerezza anche al più accanito anticlericale. Odiosi gli attori. Al minimo il doppiaggio italiano che non fa che accentuare il ridicolo di un film inesistente.

Baciami piccina *
Un filmetto per la tv portato inspiegabilmente al cinema. La trama è scorrevole e si fa guardare (anche con un occhio solo). Il regista dà la possibilità a Vincenzo Salemme di interpretare un personaggio grottesco che diviene eroe per caso (ma non parlatemi della coppia Sordi/Gassman de "La grande guerra"). Probabilmente non si sentiva la necessità dell'ennesima storietta a margine del dopo 8 settembre '43. Una pseudocommedia all'italiana amarotica e decadente, che guarda nostalgicamente alla grande stagione passata. Acuisce in questo anche la nostalgia dello spettatore verso i bei tempi andati del nostro cinema. E non va bene.

Chiedi alla polvere *
Il povero John Fante bistrattato dal peggior Hollywood degli ultimi tempi. Inguardabile.

La stella che non c'è *
La Cina è lontana da un grande regista qual è Amelio. Triste e insipida storiella buonista che vorrebbe dire ma non dice. Vorrebbe criticare ma parodizza. Vorrebbe parlare di Cina oggi, ma è un progetto troppo ambizioso, troppo grande. Come lo è la Cina.

Nuovo mondo **
Il primo tempo, lento e colmo di luoghi comuni, parla di un'immigrazione lontana e sfocata. Un processo di trasfigurazione che vorrebbe portare la realtà e il paranormale sullo stesso piano. Ma gli inserti paranormali, appunto, sembrano iniettati, giustapposti, senza convinzione. Molte sono le sovrapposizioni, gli equivoci (ma basta!), le incomprensioni e i vecchi che si buttano via così, un'America (leggi: Italia odierna) che non capisce, che seleziona uomini come bestie. Ma il prodigio è troppo, distrae dopo lunghi silenzi lo spettatore che non vorrebbe che il prodigio si manifestasse, e invece... ahinoi si manifesta. Per mancanza d'altro, per mancanza di storia. Splendida l'idea del sogno: il bagno nel latte, o la nave che si stacca dal porto: davvero emozionante. Ma non ho visto elementi di novità (non sono necessari, per carità, però...), almeno degni di tutto quel clamore miracolistico attorno ad un film che ha le pezze al culo, come i suoi protagonisti.

The Black Dahlia ***
Film che si può vedere con due metri di giudizio, sulla regia *** sulla sceneggiatura *. Film necrofilo verso un cinema irripetibile, recitato da splendidi cadaveri ambulanti. Film freddo come pochi perciò gelidamente radioso e inquietante.

N io e Napoleone *
Film uscito fuori tempo massimo. Monicellismi del grillo non salvano un regista che raramente ha fatto bei film (quando ci riesce però è notevole, ad esempio "Caterina va in città"). Un film artigianale, con attori inquietanti. A parte il nuovo Flavio Bucci, cioè Massimo Ceccherini, che si rivela ancora una volta una gemma grezza del cinema italiano. Un film stupido e scontato.

Profumo *

Stucchevole esperimento patinato. La voce narrante rivela l'incapacità del regista di girare un film degno di questo nome.

Le rose del deserto *
Era possibile una nuova "Grande guerra"?. No. Monicelli è uno dei più grandi intellettuali del nostro cinema. Meglio ricordarlo fino a "Un borghese piccolo piccolo".

World Trade Center *
Più importante come documento storico che cinematografico.

Marie Antoinette ***
Ricostruzione (a)storica alla Milos Forman (Amadeus) di un incubo. Regia appropriata e protagonista meravigliosa. Un po' vecchiotta la trovata (?) delle sovrapposizioni musicali contemporanee.

Black Book *
Una sciocchezza vestita di niente. Il film maneggia un tema delicato con il cinismo di un regista che non sa di cosa stia parlando. Falsamente provocatorio.

The prestige *
Il meccanismo di "Memento" si è rotto. Tremendo film che non ha nulla di interessante. Cameo di Bowie.




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25 marzo 2007


Recensioni veloci a caso [1]

Una lunga domenica di passioni *
(Un long dimanche de fiançailles)
di Jean Pierre Jeaunet, Francia 2004, 134'.

Ambientata durante la Prima guerra mondiale, la pellicola di Jeaunet è un assemblato di pura cinefilia. Le numerose citazioni annoiano spesso e volentieri, mentre la fotografia da rotocalco sazia dopo i primi minuti. L'intreccio (un'indagine a ritroso) è studiato come un videogame e stancamente si arriva ad un finale che non sorprende mentre si spera arrivi il prima possibile. Ricorda alcuni tic della precedente fatica del regista, e interpretato dalla medesima attrice: Il favoloso mondo di Amelie (vedi ns. recensione).

Il Casanova di Federico Fellini ****
di Federico Fellini, Italia 1976, 165'.

Un sogno ispirato all'autobiografia di un personaggio che è diventato un sostantivo. Fellini, diventato invece un aggettivo nell'uso, spesso spropositato, di "felliniano", non ama molto questo personaggio scisso tra la propria ambizione d'essere riconosciuto quale grande illuminista enciclopedico e l'animalesco amatore per il quale rimane famoso. Grande intervento poetico di Zanzotto che raccolse il lavoro per il film in "Filò". Omaggio alle origini del cinema con le misteriose proiezioni all'interno di un capodoglio chiamato "La grande mouna" (accompagnate dalla declamazione di un testo omonimo di Tonino Guerra), anche per quest'ultimo episodio il "Casanova" è un film che pare ispirato alle Avventure di Pinocchio, che troverà un'ideale continuazione ne La voce della luna.

Sedotta e abbandonata ***
di Pietro Germi, Italia 1963, 93'.

Ritratto impietoso della Sicilia fatta di vizi privati e pubbliche virtù, dove il ruolo della donna è subalterno e infine tutto va secondo l'ordine costituito. Un gioco delle parti che oggi probabilmente, ad uno spettatore del Nord sembra stereotipato, ma non credo sia così lontano dalla Sicilia di oggi.
Regia strepitosa, attori diretti con maestria da Germi, regista non abbastanza valorizzato.

Morte a Venezia ****
di Luchino Visconti, Italia/Francia 1971, 133'.

Gli ultimi giorni di un musicista autriaco al Lido di Venezia. Lo divorano un morbo reale (il colera) e interiore, fino a cancellarne la dignità e l'esistenza. Il film sfiora un tema scottante (oggi forse più di allora) come la pedofilia trafigurata nella ricerca (artistica) della bellezza "perfetta". Anche se alcune lungaggini il maestro poteva risparmiarle (l'interminabile siparietto da avanspettacolo e alcuni flashback). Interpretazione di Bogarde da ricordare assieme ad una Mangano sfolgorante.

Per il re e per la patria ****
(King and Country)
di Joseph Losey, GB 1964, 90'.

Capolavoro (dimenticato) della filmografia bellica di tendenza pacifista. Durante la Prima guerra mondiale un giovane soldato diserta, catturato dai suoi stessi camerati è sottoposto a un processo. Al soldato toccherà una corte poco comprensiva ma un difensore che si lega alla sua sorte in mondo compassionevole. Losey racconta - in un bianco e nero nitido - una storia infame, caricando, sui volti dei protagonisti in primo piano, il dramma della vita di trincea e la sordità (e codardia) delle alte gerarchie dell'esercito inglese.
Grande Bogarde.

Il grande capo *
di Lars von Trier, Danimarca 2006.

Ennesima "indagine" sul cinema per il cinema (ma non per il pubblico) di un regista sopravvalutato. Nel film i meccanismi della commedia vengono svelati dal regista, con voce off, passo passo. Il film fu annunciato come commedia: il risultato ci sembra alquanto lontanto dal proposito pubblicitario. L'unica parte che scatena le risate del pubblico sono date dalle scene di violenza (l'impiegato problematico e aggressivo), probabilmente è un esperimento del regista sul pubblico. Regia inesistente.




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23 dicembre 2006


Per Piergiorgio che riposi in pace!


Welby




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28 settembre 2006


Suely in the Sky *

Vita triste di Hermila che, con lo pseudonimo di Suely, mette all'asta il proprio corpo per poter ricavare denaro e fuggire dal paese in cui vive. Le cose per lei si complicano non poco.

Ennesimo film per cineforum europei. Un Brasile povero che sembra più frutto di un indagine che di un bisogno di raccontare. Attori piouttosto bravi e regia mestierante, ma mai incisiva. Visto alla Mostra del Cinema di Venezia 2006.

Suely in the Sky (Brasile, Francia, Germania - 2006 90’) di Karim AÏNOUZ con Hermila Guedes, Maria Menezes, Zezita Matos, Joao Miguel Leonelli, Georgina Castro, Claudio Jabo Randy, Marcélia Cartaxo, Matheus Vieira

 




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28 settembre 2006


Gedo Senki (titolo provvisorio: Storie di Terracqua)***

Storia della formazione di Ged, un giovane principe dotato di straordinari poteri magici, ma è posseduto da una forza malvagia che gli fa commettere il parricidio. Saprà riscattarsi?

Animazione giapponese tradizionale. I disegni sono di Goro Miyazachi figlio del disegnatore di "Conan, il ragazzo del futuro" (Giappone, 1978) e "Heidi" (Giappone, 1972), la serie di cartoni animati molto amata anche in Italia. Goro si ispira al padre nello stile, le diversità fra i due paiono non esserci. Il fantasy si fa sentire. Evidenti le influenze del romanzo di formazione, di Tolkien e della filmografia fantascientifica del dopo "Star Wars", che, in quest'ultimo caso, pescava a propria volta dalla cultura letteraria e teatrale giapponese. Il cerchio si chiude. Film molto bello. Visto alla Mostra del Cinema di Venezia 2006.

Gedo senki (Gedo senki, Giappone 2006) di Goro Miyazaki, animazione.




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28 settembre 2006


Crossing the Bridge *

Un inenarrabile girone infernale porta la macchina da presa di Akin (La sposa turca) per le strade di Istanbul. Un documentario (?) sulla musica del XX e XXI secolo nella megalopoli turca sulla falsariga di Wender e Scorsese. Un film noioso per appassionati di musica e di "contaminazioni" culturali. Cinematograficamente è sterile ma è un lavoro molto più appropriato per un cd musicale. Odioso il "dante" della situazione il noto bassita del gruppo cult tedesco "Ein Stuerzende Neubauten" che smorfia e si dimena in continuazione per sottolineare il suo orgasmo intellettuale. Sesso, droga e rock'n'roll fuori tempo massimo. Snob.

Crossing the Bridge (Crossing the Bridge - The Sound of Istanbul 2005)
di Fatih Akin - con Alexander Hacke, Selim Sesler, Baba Zula, Orient Expression, Orhan Gencebay




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28 settembre 2006


Il Codice da Vinci *

Uno studioso di simboli religiosi è investito da un evento che mette in contrapposizione una setta religiosa, che si richiama all'ordine cavalleresco dei monaci templari, e una parte deviata dell'Opus dei. Una rocambolesca fuga per l'Europa e un'indagine porterà lo studioso e la nipote di un dirigente del Louvre (assassinato) dinanzi ad una verità inaspettata, per entrambi.

Ennesima trasposizione cinematografica impusiva confezionata sull'ottimo successo letterario (diversi milioni di copie vendute nel mondo) del libro di Dan Brown. Il regista manca almeno due obiettivi preposti: adattare un'opera letteraria al cinema e rendere interessante un film anche a chi (molto pochi per la verità) non avesse letto precedentemente il libro. Rispetto al libro sono ammorbidite le responasbilità della Chiesa (ad esempio il papa) nella vicenda e aumentate le sciocchezze ridicole (Sophie che, scherzando, tenta di camminare sull'acqua), specie nel finale estenuante. La verosimiglianza è pressoché assente, e l'unico attore degno di questo nome è l'inglese, interpretato da Ian McKellen, amico del protagonista Langdon, già visto nei panni di Gandalf ne "Il Signore degli Anelli" e di Magneto in "X Men". Pessimo il doppiaggio a Audey Tatou. Da dimenticare.




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2 giugno 2006


L'angelo sterminatore ****

Invitati d'alto bordo a una cena non riescono, a festa conclusa, ad abbandonare la villa che li ha ospitati. Qualcosa di inspiegabile impedisce di varcare la soglia della sala da pranzo. Mentre all'esterno si radunano amici, parenti e le forze dell'ordine, che a loro volta non riescono ad entrarvi. Dopo ore di panico qualcuno farà il passo; ma, ahiloro, il fatto straordinario si ripeterà.

Film onirico e filosofico. Un riflessione sulla società borghese e capitalista che, pur essendo girata nel '62, rapresenta oggi una possibile interpretazione dell'omologazione dell'alta società protetta nei luoghi e nei cerimoniali (laici e religiosi: la seconda maledizione avverrà all'interno di una chiesa). Buñuel con ironia, e raramente col sarcasmo, rende partecipi il pubblico attraverso visioni, dialoghi stralunati e uomini che da arroganti e presuntuosi divengono ridicoli e spaventati ad ogni minuto che passa. Da rivedere.

El angel exterminador (Messico 1962) di Luis Buñuel - con Silvia Pinal, Enrique Rambal, Jacqueline Andère, Claudio Brook.




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2 giugno 2006


Heimat 1 - decimo episodio: Gli anni ruggenti ***



Anni Sessanta. Un consorzio belga vorrebbe rilevare la fabbrica Simon Optik. Quindi Anton chiede consiglio al padre Paul, in Germania al seguito di Hermann, e gli dice di vendere. Gli operai sono agitati: Anton decide di non cedere la fabbrica. Hermann nel frattempo è diventato musicista d'avanguardia; la radio trasmette il suo primo concerto. Nel villaggio, gli ascoltatori sono perplessi, meno il matto del paese, che vi riconosce i cinguettii degli uccelli e il mormorio delle acque. Ascoltando, Maria misura, con amarezza, la distanza che la separa ormai dal figlio.

Episodio di passaggio che evidenzia le piccole qualità e difetti dei personaggi che invecchiano e in qualche caso peggiorano (Maria, Anton, Ernst) o seguono indefessamente un processo di ricerca e paradossalmente si incontrano (Hermann e Paul). Il pregio maggiore di questa saga familiare è che spiazza non per il gusto di farlo, ma perché non usa schematismi caratteriali di sorta, rappresenta la natura della donna e dell'uomo che cambia rispetto al rifiuto o all'accoglimento delle responsabilità verso i figli e verso il prossimo, perciò Maria sembra essere "peggiorata", ma è invece soltanto invecchiata e probabilmente forzando Hermann, quest'ultimo ne ha rifiutato le tenaci attenzioni. E paradossalmente Hermann, in America, incontrerà Paul, che invece si sintonizzerà con il figliastro tanto da accompagnarlo in tournée in Germania (senza avvertire Maria e i figli legittimi).


Heimat - Eine Chronik in elf Teilen - Die stolzen Jahre (Germania Ovest 1984)
di Edgar Reitz - con Mathias Kniesbeck, Michael Kausch, Jörg Richter, Marita Breuer




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24 maggio 2006


Il mio miglior nemico **

Orfeo, giovane deluso, incrocia la vita di Achille: uomo potente e freddo, ex datore di lavoro della madre. Il risultato è catastrofico per entrambi. Di mezzo entrano i sentimenti: Orfeo ha una relazione con Cecilia la figlia di Achille, ma non solo...

Il film ha molti pregi e altrettanti difetti.
Il pregio più evidente è la recitazione felice di Verdone, maschera di plastilina che padroneggia la scena. Il suo personaggio prende una caratura completa. In ogni scena buffonesca, drammatica, sopra o sotto le righe è caricata dalla sua espressione irresistibile. Altro pregio sono il ritmo, e una regia narrativa presente e di qualità, se non altro studiata infine le battute romanesche ad effetto: si ride spesso. I difetti sono numericamente molti di più dei pregi, ma sulla bilancia il peso si equivale.
Muccino avrebbe bisogno ancora di un logopedista e di un maestro di recitazione. Viene bene in fotografia, ma quando si muove e parla, raramente riesce ad emergere dalla solita mediocrità. La recitazione ruspante può andar bene per qualche personaggio, ma questa ulteriore esperienza sembra essere la prova che Muccino Jr. si sta appiattendo sul suo (neanche tanto) talento istantaneo, che lo sta trasformando in una macchietta; tanto più che il suo modo di recitare viene messo in ombra da Verdone.
La trama è scontata e continuamente rimandata in avanti. Si susseguono generi della commedia (e dramma) degli equivoci, la famiglia sfaldata, la scoperta amara che tutto ciò che ti circonda è spurio, falso e passeggero. Ma è un tema trito nel cinema (in generale). Affidarsi a macchiette, far ridere nell'immediato, è un meccanismo collaudato, ma sarebbe un ennesimo abuso della credulità del pubblico pagante, se il cinema fosse una cosa seria... Gli sponsor sono invadenti come nei film di trent'anni fa, nessun moralismo, ma in almeno due casi sono talmente pretestuosi da creare altrettante scene ridicole. Ciò che emerge è la presenza costante dei due protagonisti che assuefanno il pubblico che, lì per lì, non si accorge che il resto del film sparisce, diviene inverosimile. La storia rimane in piedi solo per situazioni comiche che giustificano altre situazioni paradossali. Con il risultato, spesso riscontrato nella commedia degli ultimi anni, che la verosimiglianza diviene un opzione superflua, e si vezzeggia il pubblico più giovane con scene plateali e sognanti. Il protagonista giovane, nemico del protagonista si mezza età, che si innamora della figlia di quest'ultimo è snodo narrativo (piuttosto importante) che troviamo simile in "Notte prima degli esami".

Il mio miglior nemico (Italia 2006) di Carlo Verdone - con Carlo Verdone, Silvio Muccino, Ana Caterina Moriaru, Agnese Nano, Paolo Triestino.




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22 maggio 2006


Heimat 1 - nono episodio: Hermännchen ****

I due figli di Maria e Paul sono in affari: Anton è proprietario di una azienda ottica; Ernst ha sposato la figlia di un commerciante di legnami. Maria si dedica anima e corpo al futuro di Hermann. Questi studia al ginnasio di una vicina cittadina. Hermann scopre l'amore con Klarchen, amica della cugina Lotti; la ragazza resta incinta. La famiglia interviene pesantemente contro Hermann, il quale decide di tagliare i ponti con il suo ambiente.

Film di rara bellezza e onestà narrativa. Un lungo viaggio nella formazione del giovane rampollo. La sua formazione amorosa è consegnata all'amorevole Klarchen, nella storia clandestina segnata dalla differenza d'età fra i due. Intenso e mai banale, lo sguardo del regista offre una visione (rara al cinema) sfaccettata fin nell'impopolarità dei personaggi.

Heimat - Hermännchen (Heimat - Eine Chronik in elf Teilen - Hermännchen (Germania 1984) di Edgar Reitz - con Peter Harting, Gudrun Landgrebe, Marita Breuer, Jörg Richter




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21 maggio 2006


Straziami ma di baci saziami ***½

Colpo di fulmine tra Marino e Marisa. Quindi lui lascia Alatri per raggiungerla fin nel suo paesino abbarbicato sull'Appennino marchigiano. Ma le difficoltà si susseguono e addirittura Marino si trova a dover cercare Marisa per le strade di Roma. I disastri si combinano a colpi fortuna e a cambiamenti di registro narrativo. Il loro amore tornerà a sorridere (dopo le numerose traversie)?

Un film strepitoso, incalzante. Un intreccio complesso ma efficace. I toni melodrammatici vengono contrappuntati dalla volgarità quotidiana e ne emerge una bomba comica irresistibile. Farsesco, questo film è un omaggio irriverente al mondo del romanzo rosa e i suoi capitomboli narrativi inverosimili.
Tognazzi e Manfredi irresistibili.

Straziami ma di baci saziami (Italia 1968) di Dino Risi - con Nino Manfredi, Pamela Tiffin, Ugo Tognazzi, Moira Orfei, Livio Lorenzon




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14 maggio 2006


Notte prima degli esami *

Estate 1989. Un gruppo di compagni di classe attende di sostenere gli esami di maturità. Nel frattempo amori, equivoci, scontri e incontri generazionali si sprecano.

Il regista sceglie di fare una carrellata dell'aspetto adolescenziale degli anni Ottanta (in musica), rendendo il film una specie di compendio del decennio edonista.
Battute riuscite si infilano una dietro l'altra ad altre imbarazzanti e all'immancabile macchietta romanesca. Fin da subito la storia ad equivoci prende il sopravvento, si misura con se stessa confezionando una suspance che non è mai tale (ad esempio la figlia della "carogna", il professore di lettere temuto e odiato, è desiderata dal peggior suo studente che spera di incontrarla, pur essendoci a contatto ogni giorno a casa sua!). Il senso del "già visto" accompagna tutto il film, che, successo d'incassi, interpreta quegli anni dal punto di vista di chi li ha vissuti. A parte le numerose sbavature narrative (l'amica bocciata che va a Berlino con la panzana delle previsioni dell'imminente caduta del muro, la morte della nonna che risolve l'uscita dal film di un personaggio di troppo...), il film è concluso da una specie di videoclip che ne semplifica l'insieme e maschera uno sfruttatissimo finale aperto. Il sospetto è che il soggetto sia liberamente ispirato ai testi di Antonello Venditti, oltre all'omonima canzone del titolo anche da "Sara".

"Notte prima degli esami" è da confrontare con altri film recenti del genere "dopomaturità", ossia: "Che ne sarà di noi" (Italia, 2004) di Giovanni Veronesi, "Mai più come prima" (Italia, 2005) di Giacomo Campiotti, e il drammatico "Nemmeno il destino" (Italia, 2004) di Daniele Gaglianone (vedi recensioni digitando il titolo sul motore di ricerca a lato).

Notte prima degli esami (2006) di Fausto Brizzi - con Giorgio Faletti, Cristiana Capotondi, Sarah Maestri, Nicolas Vaporidis, Elena Bouryka




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14 maggio 2006


Mai più come prima *

Dopo l'esame di maturità, un gruppo (eterogeneo) di amici, decide di partire per una vacanza in montagna. Fra di loro c'è un ragazzo portatore di handicap che sarà il fulcro della storia. A contatto con la natura, dovranno prendere decisioni per il loro futuro...

Film spesso irritante, sfrutta i luoghi comuni per parlare (forse) delle diversità del mondo, ma eccessi qualunquistici soffocano l'esile trama. Immancabile la macchietta romanesca caciarona. Il tema dell'adolescente sull'orlo del futuro dopo le scuole superiori evidentemente ha un proprio pubblico in Italia.


Mai più come prima (2005) di Giacomo Campiotti - con Laura Chiatti, Natalia Piatti, Marco Velluti, Marco Casu, Pino Quartullo, Nicola Cipolla




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9 maggio 2006


Orgoglio e pregiudizio ***

Il giovane signor Bingley, uomo ricco, si trasferisce a Longbourn nella campagna inglese. La notizia piove dal cielo e sopratutto riempie di speranza la signora Bennet madre di cinque figlie da sposare: Jane, Elizabeth, Mary, Kitty e Lydia...

Un film frizzante, che diventa una commedia sui costumi e sulla freschezza della protagonista Elizabeth (interpretata da una Keira Knightley dalla impressionante somiglianza - quando non sorride: che brutto sorriso! - con Winona Rider, forse un bel po' voluta). Un film di passeggiate, di natura lussureggiante, di bei costumi. Recitata da attori sottotono o sopra le righe, per passare due ore in spensieratezza e qualche scorrettezza sopraffina, un film pieno di pregiudizi ma che risulta divertente perciò. Divertente anche la liberissima trasposizione del romanzo di Jane Austen del 1813, del quale conserva a malapena trama e titolo.

Pride & Prejudice (USA 2005) di Joe Wright - con Keira Knightley, Talulah Riley, Rosamund Pike, Jena Malone




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3 maggio 2006


Mac ***½

New York, anni Cinquanta. Tre fratelli italoamericani sono alle prese con una vita difficile, iniziano a lavorare sotto un padrone tiranno subendone le angherie; fino a che decidono di fare un grande passo e mettere su un'impresa edile. Così il più grande dei tre, Mac, dopo la morte del padre, si prende cura dei due fratelli minori. Ma la sua etica ispiratrice, basata sugli insegnamenti del padre, cozza con un mondo fatto di furbi. Ben presto questa frattura si insinuerà anche fra Mac e i suoi fratelli...

Un film poetico, girato da John Turturro con ambizioni registiche non comuni, pur trattandosi di un piccolo film indipendente, che risente, nonostante sia uscito nel 1992, delle atmosfere dei film a basso budget del decennio appena concluso, anche se evita il minimalismo allora di moda.

Un film verbale, in cui la "parola" è preminente, che aiuta ad evidenziare i valori "italiani" di Mac e l'individualismo dei suoi fratelli americanizzati, che invece pensano più che al lavoro, al divertimento; lasciando al pubblico un giudizio, mentre emergono le ragioni di entrambe le parti.
"Mac" é un film che gioca con gli stereotipi dell'"Italiano" (la madre, ad esempio, si sente urlare dalle anguste stanze della casa, ma non si vede mai).

E' possibile, anche se riduttivo, vederlo come una "risposta" ai grandi mafia-movie degli anni Settanta e Ottanta di Scorsese e Coppola, che qui presenta la provenienza un'Italia arcaica, piccola, lavoratrice, preziosa e perfezionista. Onesta. Da rivedere.

Mac (USA 1992) di John Turturro - con John Turturro, Katherine Borowitz, Michael Badalucco, Ellen Barkin




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28 aprile 2006


I magliari **½

Hannover, anni Cinquanta. Mario è un operaio italiano che, considerati i fallimenti, sta per tornare in Italia. Ma incontra casualmente Totò, un astuto truffatore romano che traffica in stoffe, che lo convince a restare. I due cominciano a "lavorare" insieme. Poi Mario, che intanto ha iniziato una storia d'amore con un'avvenente tedesca, lascia la "professione" con Totò, ed entra al servizio di Raffaele, un intraprendente napoletano che, per mezzo di un gruppo di magliari, ha organizzato un traffico internazionale di tessuti falsi.

"I magliari" è diviso - idealmente - in due film: il primo ha come protagonista Sordi, un po' Jerry Lewis, un po' burattino della Commedia dell'Arte, logorroico e ipercomico. Il secondo ha come protagonisti il bellone d'epoca Renato Salvadori e Belinda Lee, la tedesca adultera. Il secondo film serve a mitigare le intemperanze circensi di Sordi contenute nel primo: un Sordi davvero ipertrofico, esagerato, padrone della scena, divertente e pesante, che è protagonista di una farsa all'italiana, agrodolce e con i tratti dell'assurdo, dell'improvvisazione, dell'irreale e si conclude prima del film con un finale aperto, che fa promettere al personaggio truffaldino di Sordi danni a non finire, e così sfuma... lasciando strada libera alla parte fosca, morbosa, dell'ex operaio italiano che cade nella perdizione del traffico illecito di tessuti, del guadagno facile, e della storia proibita che non ha sviluppi alla luce del sole, che resterà clandestina. Un film che rientra nel filone sociale, un po' moralista, in auge negli anni Cinquanta.

I magliari (Italia 1959) di Francesco Rosi - con Alberto Sordi, Belinda Lee, Renato Salvatori, Aldo Giuffrè




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